Nove chilometri che sembrano un'unica spiaggia

La spiaggia di Costa Rei si estende per circa nove chilometri, con sabbia bianca finissima che in certi tratti prende sfumature rosa e con un'acqua che passa dal verde chiaro al blu profondo nel giro di pochi metri. Vista da lontano sembra una superficie uniforme, ma percorrendola a piedi ci si accorge che è tutt'altro: cambia la granulometria, cambia la pendenza della battigia, cambiano le piante che la accompagnano. Il litorale è chiuso a sud dallo Scoglio di Peppino, il grande blocco granitico diventato il simbolo di questo tratto di costa e il punto di riferimento visivo di tutta la baia.

Quello che rende speciale questo arenile, però, sta dietro l'ombrellone. Il cordone di dune che separa la spiaggia dall'entroterra è una struttura viva, costruita nel tempo dal vento e dalle piante, e comprende ambienti riconosciuti come siti di importanza comunitaria all'interno della rete europea di aree protette. Non c'è un cancello e non c'è un biglietto: la tutela di questo posto dipende quasi interamente dal comportamento di chi lo frequenta, giorno per giorno, in una stagione che concentra migliaia di persone su pochi chilometri di sabbia.

Come funziona una duna

La duna non è un cumulo casuale di sabbia. Nasce quando il vento trasporta i granelli dalla battigia verso l'interno e questi vengono trattenuti da un ostacolo, spesso una pianta pioniera capace di sopravvivere al sale e alla siccità. Le radici formano una rete che stabilizza il substrato, altra sabbia si accumula, la pianta cresce ancora: in questo modo, molto lentamente, il cordone si alza e si consolida. Il risultato è una barriera naturale che protegge l'entroterra dalle mareggiate e restituisce sabbia alla spiaggia quando le onde d'inverno se ne portano via una parte.

Su queste sabbie semifisse cresce una vegetazione bassa e coriacea, con specie come la crucianella marittima, insieme a ginepri, elicrisi e al giglio di mare, che a inizio estate apre fiori bianchi e profumati. Sono piante che impiegano anni a insediarsi e che un solo passaggio ripetuto può eliminare. Basta un sentiero improvvisato, calpestato ogni giorno per una stagione, perché il vento vi si incanali e apra una breccia: da lì la duna comincia a erodersi e recuperare quel danno richiede tempi lunghissimi, se mai avviene.

La zona SIC e il valore dell'area

Il litorale di Costa Rei rientra in un'area riconosciuta come sito di importanza comunitaria: una designazione europea che identifica gli ambienti naturali di particolare valore e li affida a misure di conservazione. Nella pratica significa che le dune, le piante che le colonizzano e le zone umide retrostanti sono considerate un patrimonio comune, e non un semplice sfondo per le vacanze. La striscia sabbiosa protetta è stretta, in certi punti larga poche decine di metri: proprio questa fragilità la rende sensibile a qualsiasi pressione, dal passaggio dei mezzi al deposito dei rifiuti.

La tutela riguarda anche il paesaggio che si vede ogni giorno senza farci caso: la macchia mediterranea alle spalle della spiaggia, gli affioramenti granitici, gli specchi d'acqua salmastra che ospitano gli uccelli acquatici. È un sistema unico in cui ogni elemento sostiene gli altri, e in cui la spiaggia non esisterebbe nella forma attuale senza le dune, e le dune non esisterebbero senza le piante. Capirlo cambia il modo di stare al mare: la sabbia smette di essere un semplice tappeto e diventa un ambiente da attraversare con un minimo di attenzione.

Le tartarughe marine

Negli ultimi anni le coste sarde hanno registrato un numero crescente di nidificazioni di tartaruga marina Caretta caretta, un fenomeno legato al riscaldamento delle acque del Mediterraneo e monitorato dalle reti di conservazione regionali. Anche il litorale sud-orientale è interessato: nei tratti di sabbia della zona sono stati seguiti e portati a schiusa dei nidi, con piccoli che hanno raggiunto il mare nelle notti di fine estate. La femmina risale la spiaggia di notte, scava una buca sopra la linea di marea, depone le uova, ricopre e torna in acqua senza lasciare tracce evidenti.

Se durante una passeggiata notturna notate tracce larghe che salgono dalla battigia, oppure un'area segnalata e delimitata, la regola è semplice: non avvicinarsi, non illuminare, non fotografare con il flash e avvisare le autorità competenti. La luce artificiale disorienta sia le femmine in deposizione sia i piccoli appena nati, che si orientano verso il chiarore dell'orizzonte marino e possono dirigersi nella direzione sbagliata. Anche le luci di un telefono, a poca distanza, bastano a fare danno in una notte decisiva per la loro sopravvivenza.

Consiglio: Prima di scendere in acqua guardate dove passate: se il sentiero non esiste, probabilmente c'è un motivo. Usare gli accessi già tracciati è il gesto che protegge davvero la duna.

Poche regole, tutte facili

Il comportamento corretto in spiaggia si riassume in pochi gesti. Usate sempre i passaggi e le passerelle esistenti, senza aprire scorciatoie fra la vegetazione; non calpestate le dune e non raccogliete piante o fiori, nemmeno quelli caduti. Rispettate le aree segnalate e recintate, che non sono un'indicazione generica ma la protezione di habitat in equilibrio precario. Portate via tutti i rifiuti, compresi i mozziconi, e riducete la plastica monouso: una borraccia e un contenitore rigido per il pranzo eliminano quasi tutto l'imballaggio di una giornata al mare.

Chi soggiorna a Bellavista Holiday House raggiunge la spiaggia in cinque minuti, lungo un breve sentiero con pochi gradini: è un accesso già tracciato, e usarlo ogni volta è il modo più semplice per non contribuire all'erosione del cordone dunale. Vale poi una raccomandazione che riguarda tutti: la sabbia non è un souvenir. Prelevarla è vietato e, moltiplicato per migliaia di visitatori, significa sottrarre una quantità che il sistema non rigenera. Qualche fotografia, in fondo, racconta molto meglio la stessa spiaggia.

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