Uno specchio d'acqua dietro la duna
Chi guarda Costa Rei solo dal lato del mare si perde metà del paesaggio. Alle spalle dell'arenile, protetto dal cordone di sabbia e dalla vegetazione, si apre lo stagno di Pixina Rei: una zona umida costiera poco profonda, salmastra, che cambia forma e colore con le stagioni. È un ambiente di transizione, dove l'acqua dolce che scende dalle colline incontra il sale portato dal mare e dal vento, e proprio questa mescolanza lo rende straordinariamente ricco di vita. Dal bordo della strada che costeggia il litorale lo si intuisce appena; basta però fermarsi qualche minuto in silenzio per accorgersi di quanto sia popolato.
Le zone umide come questa sono tra gli ambienti più produttivi del Mediterraneo e, allo stesso tempo, tra i più minacciati. Funzionano come filtri naturali, trattengono i sedimenti, attenuano gli effetti delle mareggiate e ospitano una catena alimentare che parte da alghe e invertebrati microscopici e arriva agli uccelli di grande taglia. In Sardegna gli stagni costieri hanno anche una lunga storia umana, legata alla pesca e alla produzione del sale: molte saline dismesse sono oggi tra i siti di maggiore interesse naturalistico dell'isola.
I fenicotteri e il calendario dello stagno
I fenicotteri sono gli abitanti più riconoscibili e i più fotografati. A Pixina Rei si osservano soprattutto nella prima parte della stagione, quando il livello dell'acqua è ancora sufficiente: si muovono lentamente in acqua bassa, la testa immersa, filtrando il fango alla ricerca di piccoli crostacei e invertebrati. È proprio questa dieta a dare alle piume la sfumatura rosata che tutti conoscono. Il gruppo può contare pochi individui o svariate decine, e la sua composizione cambia di settimana in settimana, perché gli spostamenti fra le zone umide della Sardegna meridionale sono continui.
Ad agosto la situazione cambia. Lo stagno tende a prosciugarsi con il caldo e gli uccelli si spostano altrove, verso specchi d'acqua più stabili: chi arriva nel cuore dell'estate potrebbe trovare solo una distesa di fango screpolato e croste di sale. Non è un impoverimento, ma il ritmo normale di un ambiente stagionale. Per questo le settimane migliori per l'osservazione sono quelle di primavera e di inizio estate, e poi di nuovo l'autunno, quando le prime piogge riempiono il bacino e i fenicotteri tornano insieme agli altri migratori.
Non solo fenicotteri
Concentrarsi solo sui fenicotteri sarebbe un peccato, perché la comunità di uccelli legata a queste acque è molto più varia. Sui bassi fondali si vedono aironi e garzette immobili in caccia, cavalieri d'Italia dalle lunghe zampe rosse, piccoli limicoli che corrono lungo la riva seguendo il bordo dell'acqua. Nel canneto si nascondono specie difficili da avvistare ma facili da sentire, e sopra lo specchio d'acqua passano gabbiani e sterne dirette verso il mare aperto. Con un binocolo modesto e mezz'ora di pazienza si riconoscono senza fatica sei o sette specie diverse.
Le zone umide del litorale del Sarrabus non finiscono qui: risalendo verso nord, in direzione di Muravera, si incontrano altri stagni e antiche saline che formano un sistema continuo lungo la costa. Sono ambienti tutelati e frequentati da ornitologi e appassionati durante tutto l'anno, con presenze che variano moltissimo secondo la stagione. Per chi soggiorna qualche giorno a Costa Rei, dedicare una mattinata a questo lato del territorio è un modo diverso di conoscere il posto, lontano dalla spiaggia e dai suoi ritmi.
Osservare senza disturbare
L'unico modo corretto di godersi questo spettacolo è restare a distanza. Gli uccelli acquatici sono molto sensibili all'avvicinamento: quando si allontanano di scatto non stanno solo cambiando posizione, stanno consumando energie preziose, in particolare durante la migrazione o nel periodo riproduttivo. Restate sui percorsi e sulle strade esistenti, non attraversate il canneto e non entrate mai nell'area dello stagno per fotografare più da vicino. Un binocolo o un teleobiettivo risolvono il problema meglio di qualsiasi avvicinamento, e la fotografia che ne esce è anche migliore.
Valgono poi le regole di base di ogni ambiente fragile: niente rumori forti, niente droni sopra le aree di sosta degli uccelli, nessun rifiuto lasciato sul posto, nemmeno organico. Le aree segnalate e recintate vanno rispettate senza eccezioni, perché delimitano habitat in equilibrio precario. Chi visita con i bambini può trasformare tutto questo in un piccolo gioco di osservazione a distanza, con un taccuino su cui annotare le specie viste: funziona molto meglio della corsa verso la riva e insegna qualcosa che resta.
Quando andare e come organizzarsi
Le ore migliori sono le prime del mattino e quelle che precedono il tramonto, quando la luce è bassa, il vento cala e gli uccelli sono più attivi. A metà giornata l'aria calda che sale dal fango rende l'osservazione difficile e le immagini tremolanti. Portate acqua, un cappello e scarpe chiuse, perché i bordi della zona umida sono spesso fangosi e in estate ci sono zanzare, soprattutto verso sera. Un repellente e una maglia leggera a maniche lunghe risolvono la questione senza complicazioni.
Chi soggiorna a Bellavista Holiday House ha il vantaggio della prossimità: lo stagno e la spiaggia si trovano nella stessa direzione, a pochi minuti dalla casa, e una passeggiata prima di colazione può bastare per vedere qualcosa di interessante. Con un binocolo lasciato accanto alla porta l'uscita diventa un'abitudine, e nel giro di qualche giorno si comincia a riconoscere il ritmo dello stagno: dove si posa il gruppo la mattina, quali specie compaiono solo al tramonto, come cambia il livello dell'acqua di settimana in settimana.
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Siamo a Costa Rei, in un quartiere riservato a 350 metri dalla spiaggia: un appartamento di 95 mq con giardino privato, pergola e area barbecue, per un massimo di 5 ospiti.
